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Monti Nuba – Nuba Mountains

L’ultima visita clandestina che feci sui Monti Nuba fu nel gennaio del 2002. Poi il cessate il fuoco e la pace mi permisero di tornarci senza correre rischi. La guerra che è ripresa nel giugno del 2011 mi ha costretto a tornarci ancora da clandestino, lo scorso 14 aprile. Ecco un breve resoconto.

Viaggiando in direzione sud verso il confine con il Sud Sudan in uno dei pochi veicoli che si muovono nei Monti Nuba, in Sudan, di tanto in tanto incontriamo un gruppo di due o tre dozzine di bambini e qualche donna. Camminano sotto un sole implacabile, con temperature diurne costantemente oltre i 40 gradi, e nelle ore più calde si fermano e si raccolgono all’ombra di qualche raro albero. Sono tutti mal vestiti, coperti di polvere, le donne portano un cesto con poco cibo e pochi utensili da cucina, una tanca di plastica con dell’acqua. Ti impietosisci e vorresti fermarti. L’autista dice che non c’è più posto neanche per un bambino, non è consentito, in ogni caso non risolverebbe il problema: ci sono decine di altri profughi per strada.

E’ aprile e ogni giorno arrivano ad Yida, il campo per i rifugiati Nuba a circa 20 km all’interno del Sud Sudan, una media di 400 donne e bambini. La maggior parte di loro soffrono di grave malnutrizione e sono disidratati. Il processo di registrazione viene effettuato in una casupola di paglia all’inizio del campo che già ha altri venti mila persone. Qualche settimana fa il campo è stato bombardato, come se fosse una minaccia militare al regime di Khartoum.

Da cosa stanno scappando? Dalla guerra e dalla fame. C’è una guerra incombente tra Sudan e Sud Sudan, alimentata ogni giorno da dichiarazioni belligeranti da entrambe le parti. I Nuba però sono intrappolati in un’altra guerra, più locale. Dal giugno dello scorso anno il presidente del Sudan, Omar el-Bashir, ha scatenato una guerra non dichiarata contro i Nuba e il Sudan People’s Liberation Movement – Northern Sector (SPLM-N) che si era costituito come partito politico, colpevoli di non accettare la sua politica accentratrice e islamizzatrice che hanno fatto dei Nuba degli emarginati nel loro paese. Si stima che i Nuba residenti nello stato del Sud Kordofan (il Sudan è una stato federale, almeno teoricamente), usualmente chiamato Monti Nuba, sia fra 800 mila e un milione di persone. In questi dieci mesi di guerra fiorenti centri e piccoli villaggi sono stati bombardati indiscriminatamente. Buram lo scorso anno era un fiorente centro a sud di Kadugli, la capitale del Sud Kordofan, oggi è una città fantasma, la metà rasa al suolo da ripetuti bombardamenti, e la nuova scuola è stata abbandonata dopo che le bombe l’hanno mancata per un soffio. Abbiamo incontrato uno studente, Daniel, 15 anni, che è ancora in ospedale Gidel. Ci ha raccontato dello spavento quando ha sentito le bombe cadere, e come in un disperato tentativo di cercare protezione si sia abbracciato a un albero. Una scheggia di bomba ha colpito l’albero, tagliandogli entrambe le braccia appena sotto il gomito. La scuola è chiusa, come la maggior parte delle scuole della zona. Solo alcuni coraggiosi insegnati tengono aperte le scuolette di villaggio, operando in strutture improvvisate e senza libri, cancelleria e lavagne. Le sette scuole secondarie che esistevano sui Monti Nuba sono tutte chiuse, la maggior parte di loro sono state bersaglio di bombardamenti. Anche i due istituti di formazione degli insegnanti, uno dei quali fondato da Koinonia, sono chiusi.

La guerra genera fame. L’attuale conflitto è iniziato proprio quando l’anno scorso stava per arrivare la stagione delle piogge. Le persone si sono rifugiate sulle montagne, riparandosi nelle grotte, e le terre fertili della pianura che erano già state dissodate in preparazione alla semina sono state abbandonate. Cosi il raccolto dello scorso dicembre è stato meno della metà del solito. In questi giorni arrivano notizie che in alcune zone già si muore di fame. Yida è l’ultima speranza per la sopravvivenza.

Una forte dichiarazione presidenziale dell’ONU del 14 febbraio 2012 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha sottolineato che “I membri del Consiglio di sicurezza hanno espresso la loro profonda e crescente preoccupazione per l’aumento dei livelli di malnutrizione e insicurezza alimentare in alcune zone del Sud Kordofan e Blue Nile in Sudan , che potrebbe raggiungere livelli di emergenza se non immediatamente affrontate, e con la mancanza di accesso per il personale delle organizzazioni umanitarie internazionali per effettuare una valutazione della situazione e fornire assistenza urgente” e hanno” invitato il governo del Sudan a consentire l’accesso immediato al personale delle Nazioni Unite” e ha chiesto” al governo del Sudan e al Sudan Poeple’s Liberation Movement – Northern Sector (SPLM-N) di collaborare pienamente con le Nazioni Unite e altre agenzie umanitarie “per consentire la fornitura di assistenza in linea con le norme internazionali per l’intervento umanitario. Nonostante questa dichiarazione e una proposta tripartita (Onu, Unione Africana e la Lega degli Stati arabi) per la fornitura di assistenza umanitaria a tutta la popolazione civile provata dal conflitto, il governo di Khartoum ha sempre negato l’accesso alla zona controllata dal SPLM-N, circa il 90 per cento del Kordofan meridionale.

Un funzionario di alto livello dell’Unione europea a Juba che chiede l’anonimato, spiega: “Le nostre mani sono legate. Il diritto internazionale non ci permette di intervenire, anche solo distribuendo cibo, se il governo non è d’accordo”. ” Anche se il governo in questione fa di tutto per sterminare con i bombardamenti e la fame il proprio popolo?” ” Sì, anche in questo caso non possiamo interferire”. Tuttavia, un’ operazione di soccorso su larga scala e a livello internazionale approvata da entrambe le parti è l’unica possibilità per rispondere ai bisogni più urgenti dei circa 420.000 Nuba che sono sfollati e rifugiati altre confine. Ora, a poche settimane l’inizio della stagione delle piogge, che renderà l’accesso estremamente difficile, un negoziato che faccia scattare l’accesso ai Monti Nuba in tempo utile è altamente improbabile.

E’ possibile un miglioramento della situazione militare e politica sudanese? Le posizioni rigide che Omar el-Bashir ha mantenuto da quando ha preso il potere nel 1989 fanno pensare che un cambiamento pacifico sia impossibile. Convinte di questo, le forze politiche che rappresentano le popolazioni che più fortemente contestano la politica di Bashir – Darfur, Kordofan meridionale e del Southern Blue Nile – hanno formato un’alleanza, il Sudan Revolutionary Front (SRF) e hanno giurato di rovesciare il suo governo. “Bashir ha una superiorità militare aerea. Ma a terra noi siamo molto più forti e siamo pronti a marciare su Khartoum per provocare un cambiamento di regime”, dichiara Adbel Aziz al Hilu, il capo militare dei Nuba e anche il capo del capo militare della SRF. Detto cosi sembra improbabile, ma se si considera che a Khartoum ci sono centinaia di migliaia di persone originarie delle zone in questione e del Sud Sudan il prevedere un crollo del regime provocato da un’azione congiunta non è impossibile.

A breve termine comunque più guerra, più sofferenza sono in serbo per i Nuba. Questa volta però sono pronti a raccontare la propria storia in prima persona, con il supporto di Ryan Boyette, un 31enne americano che è venuto qui come un operatore umanitario nove anni fa. Ha sposato una ragazza Nuba, e con lei anche la causa Nuba. Con pochi aiuti dall’esterno ha contribuito a creare un team di giornalisti Nuba addestrati localmente. Armati di macchine fotografiche e telecamere, collegati via radio, si muovono su tutto il territorio per segnalare episodi di violazione dei diritti umani e docuemntare le tragiche conseguenze dei bombardamenti e cannoneggiamenti. Dice uno di loro, che ogni volta che si muove mette le sua vita in pericolo: “Il governo di Khartoum ha l’abitudine di negare persino i fatti più evidenti. Negano i bombardamenti, le violazioni dei diritti umani, la devastazione causata dalle loro politiche. Ora, questo non sarà più possibile. Vogliamo documentare con evidenza inoppugnabile quanto sta accadendo. Il mondo, almeno quelli che sono interessati, potrà ascoltare e vedere ciò che succede qui. Il nostro sito web sarà pronto fra poche settimane. Forse nella sua logica il governo di Khartoum ha ragione nel cercare di distruggerci, ma più ci prova più ci rendono determinati a resistere e a documentare la nostra situazione “.

La stessa cosa è espressa da un leader religioso in Yida, dopo la Messa Domenica Guardandosi intorno, circondato da centinaia di bambini, dice: “La violenza genera violenza. Qualunque cosa cercheremo di insegnare a questi bambini, essi cresceranno sempre più determinati a lottare contro la dominazione straniera. Il bombardamento di Yida di qualche settimana fa li ha solo convinti ancora di più.”

La mattina del 23 aprile con il mio team sono tornato in a Bentiu, la cittadina Sud Sudanese da dove eravamo partiti. Improvvisamente un aereo MIG appare nel cielo e lancia bombe destinate al ponte sul Bahr el Ghazal, un collegamento fondamentale tra la città e dei campi petroliferi più importanti. Ci siamo resi conto che siamo di nuovo in un’altra guerra. Non siamo più nella guerra del Sudan contro i propri cittadini, i Nuba. Siamo ora nella guerra per i giacimenti petroliferi tra il Sudan e il Sud Sudan. Un’altra storia.

Buram. Vita nelle grotte. Life in the caves.

Yida. Il "punto di accoglienza" per i rifugiati Nuba. The "reception" for the Nuba refugees.

7 Comments

  1. Kiwanuka Lawrence Nsereko says:

    Let us hope that the warring attitudes of the two Sudan governments will taper down and peace prevails. Thank you for extending your hands. There is a saying that fake friends are like shadows, they are only seen at the bright moment and disappear at the darkest hour. You, you are a true friend for Africa, you come to give, and you give all, including yourself. May god bless you.

  2. nabil zaka says:

    What we need now as Nuba people is God. He gave us a beautiful land but we have forgottten Him. Lets turn to God and He will show us His favor.

  3. John Nganga says:

    God will always reward you for the work you are doing in Africa for Africans. ciao padre !

  4. […] Qui il resoconto dell’ultimo viaggio di padre Kizito. […]

  5. john Ndayishimiye says:

    To give encouraging words is very important, but to visit and support people who are suffering is more than courage. Father kizito God is with you and will always bless your work of promoting peace in Africa, and I hope one day, we Africans, we will understand the value of peace.

  6. john Ndayishimiye says:

    The time will come when war will no longer be a solution, ans the word “refugee” will no longer be in use.

  7. William Omondi says:

    Time for interfering in Nuba was yesterday. The world must no longer allow dictatorship and greed to continue sullying human civilization and development to the point we witnessed during the photo exhibition in Shalom House – Nairobi and just read in the above narration by Padre.
    Someone will definitely base their argument for non-interference in the Nuba People’s Humanitarian Situation on State Sovereignty. Such a statement is typical of most dictatorial regimes. However, non-interference does not imply non-concern. Padre is doing his part. Let us all in common bond unite (at least in our own simple ways) to peacefully prevent the further marginalization of the Nuba People of South Kordofan.
    God Bless all Human Beings of Goodwill.

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